L’ecomomista Lazonick svela la ricchezza del mercato dei farmaci, la concorrenza (anche della Cina) nella produzione dei vaccini e i pochi investimenti nella ricerca!

By - Roberta
novembre 14, 2017
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La sua teoria è che la finanziarizzazione del settore farmaceutico stia avendo effetti collaterali indiretti sulla nostra salute e prima ancora sui bilanci della Sanità degli Stati di tutto il mondo (Italia compresa). Stati che non producono in casa i farmaci essenziali ma si affidano ad aziende con i mezzi e le risorse necessarie per realizzarli. Tra questi farmaci ci sono anche i vaccini.

In Italia nel 2015 abbiamo speso in prodotti per l’immunizzazione oltre 317 milioni di euro (fonte Osmed-Aifa), ma non sempre lo stesso prodotto è acquistato allo stesso prezzo e non sempre gli ordinativi sono sufficienti a coprire il fabbisogno: un problema che ha spinto diverse aziende ospedaliere a denunciare all’Antitrust sospette pratiche anticoncorrenziali delle case farmaceutiche che costringerebbero le Asl e gli Ospedali ad acquistare pacchetti di prodotto anziché prodotti specifici.

Il mercato è troppo grande, troppo complesso e la farmaceutica è sempre legata a doppio filo alla salute pubblica che da questa dipende. Anche se nel 2012 il The Atlantic pubblicava un articolo per dimostrare la non convenienza economica dei vaccini per le case farmaceutiche(approfondimento poi ripreso e aggiornato nel 2015), nel 2010 un’inchiesta dell’Economistconsiderava al contrario il settore un vero e proprio affare. Nel 2005 i vaccini ad uso umano avevano fruttato alle aziende produttrici circa 8.9 miliardi di dollari ma nel 2009 quella stessa voce era schizzata alle stelle, portando gli introiti a 22.2 miliardi di dollari, proprio in coincidenza con l’esplosione della presunta pandemia da virus H1N1 (la febbre suina).

Lazonick ha portato all’attenzione del pubblico un dato singolare. Tra il 2006 e il 2015, tra le prime grandi società quotate in borsa in base alla classifica stilata da Standard & Poor’s, diciotto appartenevano al settore farmaceutico. Queste diciotto big companies in quel periodo hanno macinato utili pari a 525 miliardi di dollari, ma di questi ben 516 miliardi sono stati ridistribuiti direttamente agli azionisti. «Parliamo di quasi il 99% degli utili dato in mano agli azionisti – ha spiegato Lazonick a Ferrara – Il punto è che nonostante i bilanci in attivo, quelle società hanno continuato ad aumentare i prezzi dei farmaci e a chiedere più soldi pubblici per finanziare la produzione (negli Stati Uniti i medicinali costano in media il doppio che nel resto del mondo e il settore è finanziato anche da fondi pubblici). Detto altrimenti – ha concluso l’economista canadese – I manager delle case farmaceutiche sono incentivati a fare profitto ma non a reinvestirlo in Ricerca e Sviluppo sia di prodotti vecchi sia di nuovi prodotti».

http://www.lastampa.it/2017/11/14/italia/cronache/quanto-valgono-i-vaccini-ecco-come-funziona-leconomia-dellimmunizzazione-SNWkfFL8OuzfUyhZgMIWgJ/pagina.html

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